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CULTURA
14 marzo 2008
QUALCUNO ERA COMUNISTA (G. GABER)
                              

                                       

       QUALCUNO ERA COMUNISTA (G. GABER)
            

 QUALCUNO ERA COMUNISTA ...

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, … La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima…) era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano… (!)
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona…
Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo…
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?… oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!
Qualcuno era comunista perché… “la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!”…
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare TUTTO!
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini…
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d’Europa!
Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l’Uganda…
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!…
Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l’uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

Anabasi.'.




permalink | inviato da Anabasi il 14/3/2008 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
CULTURA
15 febbraio 2008
Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, più noto come "Antonio De Curtis"!
 

L'ANNIVERSARIO
15 feb. 1898 - 15 feb. 2008
"Totò 110 e lode"
L'ultima vera maschera della commedia dell'arte

 

 

L’Ente Autonomo “Antonio de Curtis”sito in Bellizzi-sa), in occasione dei 110 anni della nascita di Totò (15 feb. 1898 – 15 feb. 2008), mette in scena la commedia “Totò, 110 e lode”, diretta da Vito Molinari con la partecipazione di Angela Luce, Vito Cesaro e Antonino Miele, che si esibiscono insieme ad altri quattro attori. Il tutto è supportato da un’orchestra dal vivo e da basi audio e video digitali di grande impatto visivo ed emozionale. In contemporanea, per tutto il mese di febbraio, al Teatro Totò di Napoli, rimarrà esposta la mostra antologica “Dal Baule di Totò”, che ripercorre la vita personale e artistica del grande attore napoletano, svoltasi nell’arco di quasi un cinquantennio all’interno di una complessa e stratificata evoluzione dello spettacolo italiano: dal teatro di varietà all’avanspettacolo, dal cinema muto al parlato, dal cinema di regime al nuovo cinema italiano del dopoguerra. Non tutti, però, sanno che, inizialmente, Totò non ebbe un grande consenso della critica come ci si aspetterebbe. Solo un ristretto gruppo di studi pionieristici aveva colto quello straordinario talento che, oggi, è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Per questo è importante creare delle occasioni per una completa riconsiderazione critica di una personalità artistica, destinata a restare tra le più significative del ventesimo secolo.
Nel 1998, l’Ente Autonomo “Antonio de Curtis” venne ufficialmente incaricato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di coordinare in Italia le celebrazioni del centenario della nascita di Totò. In quell’occasione, allestì “Totò cent’anni di vita” (il baule originale di scena di Totò, oggetti, costumi, foto e quant’altro in esso contenuto), un'esposizione itinerante curata dal professor Orio Caldiron (docente di cinema all’Università La Sapienza di Roma). La mostra intende ricostruire quasi scientificamente la storia artistica e personale dell’attore in relazione alla società dello spettacolo nel modo più opportuno e visibile. Il contributo del professor Orio Caldiron è stato fondamentale per ristabilire i contorni di una figura che oggi è il simbolo della napoletaneità e della comicità genuina, ma è anche il portavoce di un pezzo di storia, colto nella sua essenza e nel suo genio. E’ stato importante perciò analizzare tutta la critica del tempo, sbarazzandosi di quelle ricostruzioni superficiali e non adeguatamente documentate sul piano critico e filologico.

Ma Antonio de Curtis si rivela o si nasconde? In alcune dichiarazioni immagina anche lui di essere Totò: “Sono un signore napoletano abbastanza triste che sogna di essere Totò”. Nessuno più di lui ci ha dato l’impressione di essere altrove: il principe di un paese misterioso, il contrabbandiere che attraversa le frontiere proibite, il grande clown che introduce nella coerenza dell’ordine stabilito la forza dell’incongruo. Straordinaria incarnazione della zona metafisica della commedia italiana, è l’unico in grado di sterzare nell’astratto, aereo, geometrico sketch di Pinocchio: “Siamo tutti burattini/Senza limiti di età/Burattini burattini/Burattini in libertà”.

Possa il Caro Fr.'. Totò illuminarci di gioia dall'Oriente Eterno...


Anabasi.'.



permalink | inviato da Anabasi il 15/2/2008 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
19 agosto 2007
Il Fr.'. J.W. Goethe

     Johann Wolfgang von Goethe 

     

     
 
Dei Massoni il cammino è simile alla vita

ed alle sue fatiche; alle azioni degli uomini assomiglia,

quaggiù nel

mondo.

Al nostro sguardo l'avvenire asconde,

grado a grado, dolore e gioie.

Noi, senza timore, andiamo avanti

sulla nostra strada. sempre.

Remoto e grave incombe

come un velo su di noi;

il nostro passo tranquillo muove

più in alto delle stelle e nel profondo

più delle tombe.

Voi saggi, riflettete ed annunziate così:

s'anche nel cuore dei migliori s'alterna

la fermezza con dubbio, noi sentiamo

dall'al di là chiamare le voci dello Spirito, dei Maestri il pensiero

e perciò non manchiamo di esercitare la forza del Bene.

Qui, in immortale serenità

si intrecciano le colonne che debbano ampiamente gli Operai premiare.

               Noi vi chiamiamo alla Speranza .
                                                                                         

Il Fratello Wolfgang Goethe, autore di questa poesia, fu iniziato alla Libera Muratoria e fu membro onorario della Loggia "Ai tre globi" di Berlino. Fu inoltre membro della Stretta Osservanza Templare e membro dell'Ordine degli Illuminati di Baviera.

                                          
                                               

Anabasi.'.




permalink | inviato da Anabasi il 19/8/2007 alle 13:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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