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SCIENZA
16 gennaio 2008
MITOMANIA-Aspetti Psicologici- Psichiatrici
 

LA MITOMANIA-ASPETTI PSICOLOGICI


La pseudologia di cui la mitomania fa parte, è la tendenza abituale ad inventare bugie, a cui spesso crede l'autore stesso allo scopo di destare ammirazione, compassione o comunque interesse negli altri.Rientrano in questo ambito l'esagerazione, la millanteria, il falso ricordo, frequenti in soggetti sicuri e fantasiosi, in realtà bisognosi di rassicurazione e conferme che ottengono riducendo gli altri al ruolo di spettatori incantati.
La pseudologia è stata considerata da K. Jaspers tra le forme di isteria, altri autori l'hanno considerata come un meccanismo di difesa anticonflittuale che consente di respingere, e nello stesso tempo di vivere in modo gratificante, un avvenimento ambivalente, mitomaniacalmente distorto. La mitomania, o mendacità patologica, è indotta dal bisogno che un soggetto ha di valutarsi di fronte agli altri cercando, con storie fittizie o fantasiose, di crearsi una sua notorietà. Il mitomane talvolta è cosciente della natura fantastica del suo racconto, talvolta invece finisce con il crederci tanto è viva la sua partecipazione affettiva. Fisiologica nel bambino che ancora confonde fantasia e realtà, la mitomania diventa patologica in soggetti adulti costretti a sostituire una realtà esterna o interna insopportabile con una fittizia.Il mitomane, esperto nella suggestione e nell’inganno, evita di esporsi al crollo depressivo che può sortire dal deludente impatto con la vita reale. Questa patologia dell’immagine di sé si trova spesso nelle personalità isteriche-istrioniche, caratterizzate da mancanza di autonomia e forte suggestionabilità, tendenza a lasciarsi andare alla propria immaginazione e deboli tendenze alla sublimazione.Dal punto di vista diagnostico il DSM IV classifica la mitomania fra i disturbi del cluster B tra i disturbi narcisistici e quelli istrionici, in cui nel primo la preoccupazione per l’immagine è principale, nel secondo nell’interazione sociale l’istrionico vuole apparire unico e positivo.
Dal punto di vista psicoanalitico l’essenza di questa patologia dell’immagine del sé è attribuita all’ideale dell’Io, vale a dire quella percezione di se stessi che si vorrebbe avere per sentirsi adeguati sia alla oggettiva realtà sociale, sia al sistema soggettivo dei valori e dei giudizi. L’ideale dell’Io ha origini narcisistiche e indica l’aspetto del Super-io preposto all’idealizzazione, cioè alla formazione e al sostegno di quegli ideali verso cui tende ogni soggetto nelle proprie rappresentazioni mentali e orienta le scelte in modo realistico. Nell’idealizzazione più primitiva, il soggetto si propone di riconquistare lo stato di onnipotenza narcisistica infantile, così l’ideale dell’Io diventa l’Io ideale patologico, perché costruito sul modello di narcisismo infantile.

ANABASI.'.




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CULTURA
29 settembre 2007
Jung e la Sincronicità.
 
                                         
                                          Carl Gustav Jung
   
                  SINCRONICITA'
              
Jung, dubitando della validità assoluta del «principio causale», ha proposto il termine sincronicità per esprimere un tipo diverso di nessi acausali. Il concetto di sincronicità è particolarmente fecondo per esprimere alcune caratteristiche peculiari della matrice di sogno sociale. I particolari fenomeni dei «sogni reciproci» fra i partecipanti alla matrice di Social Dreaming, che verranno riportati nel sesto capitolo, così come la causalità non-lineare come principio di funzionamento nella matrice, illustrata nel terzo capitolo, sono stati descritti da Jung in termini di finalità:

«La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venire esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (= la psiche) vive ugualmente di fini» (Jung, C. G., 1976, p. 476).

I sogni reciproci che avvengono nella matrice non sarebbero, secondo questo approccio, frutto del caso, bensì eventi «acausali» che, pur non essendo determinati da una causa, ma solo da una coincidenza temporale, possono essere spiegati in termini di contemporaneità:

«Io impiego […] il concetto generale di sincronicità nell’accezione speciale di coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o un analogo contenuto significativo» (Jung, C. G., 1976, p. 471).

Con sincronicità Jung non intende solo una coincidenza temporale tra due o più eventi non relati da un rapporto causale, ma anche l’analogia di senso e significato esistente fra gli eventi stessi. Di tali analogie Jung dà una spiegazione che chiama in causa il concetto di archetipo come struttura dell’inconscio collettivo che tende a divenire forma:

«Un apriori inconscio preme verso il divenire della forma, e noi ignoriamo che la coscienza di un altro è messa in moto dagli stessi motivi, pur avendo la sensazione di essere in preda a una illimitata casualità soggettiva. Su tutto questo processo sembra aleggiare un oscuro “saper-di-già” non solo della configurazione, ma anche del suo senso» (Jung, C. G., 1976, p. 221).

I «motivi» di cui parla Jung rappresentano la possibilità di connettere il singolo essere umano con l’inconscio collettivo e con l’ambiente nel quale è inserito. Gli archetipi costellano, nell’ambiente di vita, quelle situazioni sociali e quelle relazioni personali che assumono più importanza per l’individuo, determinando l’unione tra l’evento psichico e la situazione sociale corrispondente.


Anabasi.'.



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