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La Melagrana


    
30 dicembre 2007
Capodanno...origini e rituali della festa!
   CAPODANNO...ORIGINI E RITUALI DELLA FESTA!!!

                                                   

La celebrazione di Capodanno è la più antica festa di cui vi sia traccia.

Furono i Babilonesi circa 4000 anni fa a festeggiare per primi il capodanno. Intorno all’anno 2000 a.C., l’anno babilonese iniziava in corrispondenza della prima Luna Nuova dopo l’equinozio di primavera. L’inizio della primavera era un periodo logico per associarvi l’inizio dell’anno: è la stagione della rinascita, della nuova semina, della fioritura…

Per i babilonesi, il nuovo anno cominciava con la rinascita della Terra, cioè con la primavera. Ma allora come si è arrivati a festeggiare il Capodanno in inverno inoltrato, il primo di Gennaio?

Gli antichi Romani continuarono a celebrare l’anno nuovo nel tardo marzo, ma il loro calendario era continuamente ‘manomesso’ dai vari imperatori; si scelse quindi di ’sincronizzarlo’ con il sole. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare quello che ancora oggi è conosciuto come il ‘calendario Giuliano’, che stabiliva che l’anno nuovo iniziava il primo gennaio.

Il primo di gennaio i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti strenne come augurio di fortuna e felicità. Il nome strenna derivava dal fatto che i rami venivano staccati da un boschetto della via sacra ad una dea di origine sabina: Strenia, che aveva uno spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia. La dea era apportatrice di fortuna e felicità; il termine latino strena, presagio fortunato, deriva probabilmente proprio dalla dea.

Nel Medioevo molti paesi europei usavano il Calendario Giuliano, ma vi era un’ampia varietà di date che indicavano il momento iniziale dell’anno. Tra queste per esempio il 1 marzo (capodanno nella Roma repubblicana), 25 marzo (Annunciazione del Signore) o il 25 dicembre (Natale). Solo con l’adozione universale del calendario gregoriano (dal nome di papa Gregorio XIII, che lo ideò nel 1582), la data del 1 gennaio come inizio dell’anno divenne infine comune.

Per salutare l’anno vecchio che se ne va e per festeggiare 12 nuovi mesi che arrivano, ci sono tante riti, alcuni recenti, altri che si perdono nella notte dei tempi. Speranza, fortuna, abbondanza, amore, serenità… Piccoli gesti, cibi particolari o riti scaramantici che strizzano l’occhio alla fortuna.

La tradizione italiana prevede una serie di rituali scaramantici per Capodanno: come quello di vestire biancheria intima di colore rosso. Oppure di gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati, usanza quest’ultima, che pian piano è stata quasi totalmente abbandonata.

Le lenticchie vengono mangiate a cena il 31 dicembre come auspicio di ricchezza per l’anno nuovo. Quanto ai botti, considerati manifestazione di gioia “esplosiva” per l’avvento del nuovo anno, un tempo invece avevano il preciso intento di scacciare gli spiriti maligni.

Non possono poi mancare sulla tavola le melagrane, il cui trionfo di chicchi è stato narrato da leggende in tutto il mondo e in tutte le letterature: come nel mito di Proserpina, che venne legata indissolubilmente a sé dal dio dell’Ade Plutone dopo aver addentato una melagrana: da allora simboleggia la fedeltà coniugale.

Un’altra pianta ritenuta beneaugurale è il vischio che secondo la tradizione dona prolificità sia materiale che spirituale. Sacro ai popoli antichi, i Druidi lo usavano nei sacri cerimoniali e nelle celebrazioni di purificazione, mentre i Celti ritenevano che quest’arboscello nascesse dove era scesa una folgore e che una bevanda particolare composta di questa pianta fosse un potente elisir contro la sterilità.


Cari Fr.'. e Amici a Voi tutti Buon Anno!

ANABASI.'.




permalink | inviato da Anabasi il 30/12/2007 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
musica
23 luglio 2007
Ermetista e Massone Pitagorico...
                                                                              

                                                                                                             
                                                     

             AMEDEO ROCCO ARMETRANO

                                  detto ARA
                                                 
                                                                         (1886-1966)

Esoterista italiano. Ermetista e Massone di orientamento "pitagorico", stretto amico di Arturo Reghini, fu tra i fondatori del Rito Filosofico Italiano. Musicista, durante il fascismo si traferì in Brasile.

Nato a Scalea (Cosenza) il 10 febbraio 1886 da Giuseppe Armentano e Maria Alario, all'età di quindici anni si trasferì con la famiglia in Brasile, ove da tempo risiedevano dei parenti. Qui intraprese lo studio della musica (pianoforte e violino) e frequentò a São Paulo il circolo dei "Liberi Pensatori". Nel 1905 ritornò in Italia e si stabilì a Firenze per frequentare il Reale Istituto Musicale. Nel 1907 fu iniziato nella Loggia "Lucifero" del Rito Simbolico Italiano del Grande Oriente d'Italia dal Venerabile Pietro Mori. Fu in quel periodo e probabilmente in quell'occasione che conobbe Arturo Reghini, che era tra i fondatori della Loggia. Si racconta che allora Amedeo Armentano "affascinava i circoli letterari fiorentini con i suoi astrusi, laconici ragionamenti sul tempo, sulla mente e sull'anima oltre che con i suoi poteri psichici". Da allora e per tutta la loro vita tra i due vi fu un rapporto che la parola "fraternità" descrive in maniera insufficiente. Il 5 marzo 1909 è promosso Compagno. Il 29 agosto dello stesso anno a Napoli nasce suo figlio, cui darà il nome di Lorenzo Maia e di cui non rivelerà mai il nome della madre. Sono gli stessi anni in cui affittò la Torre sul mare a San Nicola Arcella, a pochi chilometri da Scalea, affidando il bambino di cui si è assunto la paternità alla nonna Maria Alario e a una nutrice. Nel 1910 è a Parigi dove fa amicizia con René Guénon che lo introduce in diversi circoli di intellettuali vicini alla Massoneria. Il 31 marzo 1911 è promosso al grado di Maestro e continuano le sue trasferte parigine. A Firenze dà un saggio della sua capacità al violino in una esecuzione nella casa del Fratello Roberto Assagioli. Su invito di Eduardo Frosini nel 1912, insieme ad Arturo Reghini, entra a far parte, con il nome di Ermete Cosentino, del Supremo Consiglio del Rito Filosofico Italiano, ricevendo il suo massimo grado, il VII, corrispondente al 33° del Rito Scozzese, con la carica di "Comes Præfectus Inquisitor". Attraverso la Schola Italica e il Rito Filosofico Italiano vi era il tentativo di promuovere l'unificazione dei frammentati gruppi massonici, ritornando alla radici spirituali dell'Arte. Il nome del nuovo Rito richiamava alla mente da un lato il Rito Filosofico Scozzese, ritenuto avere qualche collegamento con i Pitagorici britannici, e dall'altro il Rito Simbolico Italiano, ritenuto in quel periodo troppo orientato alla "politica" e immemore delle sue autentiche radici italiche. Il Rito è stato descritto come intriso di elementi pitagorici e gnostici. Nel 1911, con Reghini Armentano riscrisse gli statuti del rito, disponendo che una copia dei Versi Aurei di Pitagora dovesse essere presente nel Tempio insieme agli altri utensili rituali. Assieme a Reghini, fondò diverse nuove Logge. Nel 1913 consacrò a Firenze il Tempio della L.:. "Hermes", nella sua qualità di Magnifico e Venerabile Maestro della Scuola Pitagorica. Il 10 maggio è di nuovo a Parigi per ricevere dall'École Superieure Libre des Sciences Hérmétique il diploma ad honorem di dottore in ermetismo. Il 15 maggio è la volta del diploma di professore di filosofia iniziatica della Società Alchemica Italiana. Aveva solo 27 anni. Nello stesso anno acquista la Torre Talao per farne un luogo di riunione e soggiorno, di studio e meditazione degli amici e discepoli, tra i quali il Fratello Giovanni Amendola. Allo scoppio della I Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, partendo per il fronte. Affidò il figlio Lorenzino alle cure di Reghini e della nuova nutrice, una giovane inglese di nome Myriam Southgate a lui fedelissima. Ottenuto un periodo di congedo per le sue condizioni di cardiopatico nel 1916 viene nominato, dal Supremo Consiglio Universale del Rito di Memphis e Mizraim e dell'Ordine Egiziano Antico e Primitivo, Gran Pontefice - Gran Conservatore dell'Ordine - Grande Interprete dei Ieroglifici e dei Simboli, delle Tradizioni e dei Dogmi. Chiamato alle armi anche Reghini, Myriam e il figlio Lorenzo partono per l'Inghilterra. Su denuncia di Guido Bolaffi, espulso dal Rito Filosofico, di collusione col nemico, i carabinieri perquisiscono Torre Talao. Le indagini ebbero come conseguenza l'arresto di Armentano nel marzo 1918 e la sua carcerazione fino al 16 luglio 1918 quando il Tribunale militare di Monteleone Calabro (oggi Vibo Valentia) lo mando assolto "per non aver commesso gli atti a lui imputati". Gli giungono attestati di giubilo da amici, parenti e discepoli per una sentenza che, sia nello spirito sia nella forma, non lascia dubbi sulla sua onorabilità e sul suo amore per l'Italia. Nel 1919 il Rito Filosofico è "sospeso" e nei primi mesi dell'anno Armentano conclude le trattative per una cooptazione del gruppo suo e di Reghini nel Rito Scozzese Antico Accettato di Saverio Fera. Entrerà a far parte del suo Supremo Consiglio col suo grado di 33. Nel 1921 si reca nuovamente in Brasile da cui ritornerà in Italia sposato con la nipote sedicenne Giselda Perrone, figlia della sorella Emilia. Con un fidanzamento brevissimo, il matrimonio di rito civile si celebrò a Montevideo (Uruguay), dato che per l'impedimento della consanguineità non fu possibile celebrarlo in Brasile. Il 2 settembre 1922 Giselda, alla Torre Talao, assistitita dalla contessa Paola Costa Reghini, dà alla luce una bambina che fu chiamata Maria Emilia Filomena e che non sopravviverà al primo anno di vita. Il 16 novembre 1923, sempre asssistita dall'amica contessa, sorella di Reghini, nacque Giuseppe Raffaele Vincenzo. Nello stesso periodo si occupò dei problemi che angustiavano la Massoneria italiana, non ultimo una mediazione tra Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù, sollecitatagli da Raoul Palermi. Il 1923 è l'anno del consolidamento del partito fascista. Il 18 dicembre, in prossimità del solstizio d'inverno, con Reghini e altri dà vita al Sodalizio Pitagorico, richiamantesi agli stessi principi della Schola Italica di dieci anni prima. Le difficoltà con il fascismo aumentarono, anche a causa di una sua misteriosa attività politica a Roma. Il 3 maggio 1924 ARA - questo era diventato il suo soprannome dall'acrostico simbolico delle sue iniziali - con la sua famiglia s'imbarcò a Napoli per il Brasile per un viaggio dal quale non sarebbe più tornato, lasciando in Italia gli amici e i discepoli che misteriosamente lo venerarono. Lasciando il sogno della scuola esoterica concepita alla Torre Talao e portando con sé le delusioni proprie di chi non ha potuto raggiungere gli obiettivi desiderati. Dal Brasile resterà in corrispondenza con Guénon, sempre e assiduamente con Arturo Reghini fino alla sua morte nel 1946, con Palermi che gli affiderà un mandato specifico da svolgere nella Massoneria brasiliana. Grazie ai risultati soddisfacenti della sua attività commerciale - uno zuccherificio di cui erano proprietari i Perrone - contribuì all'uscita delle rivista Atanòr nel 1924 e Ignis nel 1925 in Italia. Nel 1926 la L.:. "Giuseppe Petroni" all'Oriente di São Paulo, composta da elementi della comunità italiana, gli scrisse che sarebbe stata onorata di una sua partecipazione ai loro lavori. Due anni dopo è chiamato a rappresentare nel Supremo Consiglio della Massoneria brasiliana numerose Logge. Intanto nel febbraio 1927 aveva stabilizzato la sua posizione a São Paulo con la nomina di Professore al Conservatorio Drammatico e Musicale di questa città, dedicandosi all'insegnamento e all'attività massonica e giornalistica. Tra le sue composizioni musicali, tutte composte in Brasile e tutte pubblicate e distribuite dalla Casa Ricordi: "Preludio", "Kroton", "Pensando a Napoli" (1927), "Scherzetto tragico" (1929) e "Cavaleiros de Malta" (1961).

Nell'agosto 1932 gli nasce l'ultimo figlio, Antonio Rocco e nel 1936 ottenne la cittadinanza brasiliana. Durante la II Guerra Mondiale, come tanti italiani residenti in Brasile, considerati soggetti pericolosi per la sicurezza della nazione, nel 1942 perderà il posto nel Conservatorio. Nel 1946 la morte di Reghini lo lasciò affranto e abbattutto, quasi si fosse reciso l'anello, forse il più prezioso, che lo legava al passato e l'anno dopo comincio a pensare alla vendita di Torre Talao, che risultò durante gli eventi bellici e post-bellici scaccheggiata di tutti i suoi arredi e che soltanto nel 1961 riuscì a vendere. Nel 1959 gli fu conferita la decorazione di Commendatore del Sovrano Ordine Militare di Malta e in un secondo momento compose l'Inno ufficiale dell'Ordine. L'unico contatto che ebbe col mondo esterno negli ultimi anni che precedettero la morte era il prezzo delle sigarette Minister che fumava una dietro l'altra. Per il resto passava le sue giornate chiuso nello studio, passeggiando nella stanza meditabondo e silenzioso. Il 14 settembre 1966, già prossimo all'età di 81 anni, serenamente diede l'ultimo respiro.

Amedeo Armentano è conosciuto negli ambienti degli studiosi di esoterismo come redattore della rivista Atanòr e come autore delle "Massime di Scienza Iniziatica" apparse nel 1924 sulla medesima rivista e nel 1925 su Ignis col commento di Arturo Reghini. Le "Massime di Scienza Iniziatica", con i commenti di Arturo Reghini e Angelo R. De Masi e altro documentazione, sono state ripubblicate precedute da ampi studi introduttivi a cura di Roberto Sestito (Ancona, Casa Editrice IGNIS, 1992).

Amedeo Armentano, sebbene meno noto, può essere considerato, assieme a Leone Caetani, allo stesso Arturo Reghini, Guido de Giorgio, Giuliano Kremmerz e Julius Evola, tra le figure-chiave della rinascita di quello che troppo sbrigativamente e spesso con accezione negativa viene chiamato neo-paganesimo. Uomini che con la propria attitudine ed impegno hanno reso possibile la pubblicazione di opere dello Spirito alle quali dedicarono la vita, spesso introvabili, inedite e poco gradite a certo potere politico-culturale inerenti la scienza del sacro che in Italia, al di là delle mistificazioni e delle note ricette per improbabili apprendisti, trovarono in quei tempi una fulgida e radiosa luce di realizzazione. Oltre quindi i vari dissidi od incomprensioni che successivamente segnarono anche le varie personalità è importante cogliere il messaggio d'insieme, la fiaccola mai spenta della più profonda natura dell'uomo, una luce nella sua intima essenza immateriale che si espresse in quei "viandanti dell'anima" che diedero vita a riviste quali Atanòr, Ignis, Ur nelle quali mirabilmente può cogliersi non solo la straordinaria vitalità culturale di singole individualità ma principalmente quel fornello alchemico sotto la cui brace ancor cova un fuoco di conoscenza mai sopito e mai spento...

Anabasi.'.




permalink | inviato da Anabasi il 23/7/2007 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
1 luglio 2007
ESOTERICAMENTE 7
                       
                                                                                  

SUL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL NUMERO SETTE.

Numero Sette:onnipresente, ombra e luce nella mia vita sia profana che iniziatica.Numero Sette....in ciò che sono...in ciò che credo di essere...in ciò che vorrei essere....in ciò che sono stato....in TUTTO!
Basterebbe ricordare che, come raccontato nella Bibbia, Dio impiegò 7 giorni per realizzare la Sua Creazione e che 7 sono i giorni della settimana che lo ricordano all’Uomo, che sette sono le note musicali che producono l’Armonia (parola di sette lettere) della Musica per intuire il carattere esoterico di numero sette.

Una riflessione più approfondita, utilizzando solo qualche strumento delle Arti e delle Scienze Muratorie ed osservando i segni del Tempio, ci consente di scoprire e di andar cercando più "Luce" su questo numero sette scritto e detto con sole 3 (numero esoterico per eccellenza) lettere.

Sette sono i gradini che conducono allo scranno del Maestro Venerabile ottenuti come somma tra altre due numeri esoterici: 3 + 4 (3 sono i lati del triangolo che contiene l’occhio divino come tre sono i gradini tra il Piano dell’Oriente e lo scranno del M.V.; 4 sono le lettere di B... e quattro i gradini tra il Piano del Tempio e l’Oriente).

Sette sono le lettere dell’alchemico V I T R I O L

1. Visita

2. Interiora

3. Terrae

4. Rectificando

5. Invenies

6. Occultam

7. Lapidem,

Visita le Profondità della Terra, e rettificando troverai la Pietra Occulta.

Sette è la somma delle invocazioni contenute nel Pater Noster ottenuta sempre come somma fra:

tre (3), numero perfetto, delle invocazioni per il divino:

1. Sia Santificato il tuo Nome,

2. Venga il tuo Regno,

3. Sia fatta la Tua Volontà;

e quattro (4), come i lati della quadratura del cerchio, delle invocazioni per gli uomini:

4. dacci oggi il nostro pane quotidiano;

5. rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

6. non ci indurre in tentazione,

7. liberaci dal male.

Sette è il numero del difetti dell’occhio:

1. Il primo è che l’occhio vede altro ma non se stesso;

2. il secondo è che non vede lontano, e nemmeno troppo vicino;

3. il terzo è che non vede oltre una cortina;

4. il quarto è che vede l’esterno e non l’interno;

5. il quinto è che vede la parte e non il tutto;

6. il sesto è che vede il finito e non l’infinito;

7. il settimo, infine, è che l’occhio vede piccolo il grande,

difetti che van via man mano che si sale verso la Luce, procedendo sui sette gradini, dalla base del tempio allo scranno del Maestro Venerabile , dove l’Occhio Divino viene finalmente visto in tutta la Sua Grandezza.

:

Come il 3 è il terzo (1,2,3) dei numeri primi (numeri indivisibili per intero da altri numeri interi diversi da 1 e da sè stesso) ed assurge alla perfezione del primo livello, il 7 è il quarto dei numeri primi dispari (1,3,5,7) ed assurge alla perfezione di secondo livello; l’idea della perfezione dinamica, il movimento di passaggio tra la perfezione di primo livello alla perfezione di secondo livello, il passaggio da un grado all’altro nel percorso individuale nell’Officina, infatti, può essere rappresentata nella somma, pari a sette, delle posizioni progressive (3+4) assunte dai due numeri (la posizione 3 del numero tre nella progressione dei numeri primi, la posizione 4 del numero sette nella progressione dei numeri primi dispari); ricordiamo come sopra si sia evidenziato il contenuto esoterico della somma 3+4 come somma di numeri a contenuto esoterico.

Quando nella pratica medioevale operativa delle Logge dei costruttori di Cattedrali, il Muratore voleva raggiungere il livello di Architetto egli apprendeva, all’interno della stessa Loggia, le Scienze ed altre abilità e nozioni connesse all’Arte; solo alla fine di questo percorso, dopo aver sostenuto un esame su quanto aveva appreso, egli veniva riconosciuto dalla Loggia come "Maestro nelle Arti e nelle Scienze".

Le Arti e le Scienze Muratorie venivano divise in due gruppi, non a caso, in:

un trivio, detto letterario, di 3 "discipline propedeutiche" (Grammatica, Logica e Retorica), superato il quale si raggiungeva il grado di compagno,

e un quadrivio, detto scientifico, di 4 "scienze fondamentali" (Aritmetica, Geometria, Musica ed Astronomia), superato il quale si raggiungeva, appunto, il grado di Maestro.

Queste sette Discipline e Scienze Muratorie, per comodità mnemonica, nel Medioevo

venivano sintetizzate in 7 parole:

1. Lingua (Grammatica),

2. Ratio (Logica),

3. Tropus (Retorica),

4. Numerus (Aritmetica),

5. Angulus (Geometria),

6. Tonus (Musica),

7. Astra (Astronomia).

Un’altra somma (1+6) dà il senso della compiutezza esoterica del numero sette;

se l’uno è Dio ed il principio delle cose, l’origine, il noumeno (principio appunto) e quindi il bene,

se il sei viene rappresentato molto spesso come il numero dell’antiDio (origine del numero della bestia e dell’AntiCristo (666), somma innaturale omonumerica (3+3) di due perfezioni) e quindi del male,

il valore 7 della loro somma (1+6), non può che rappresentare la compiutezza delle cose, l’insieme del bene e del male, della luce e delle tenebre, dell’alternarsi del nero e del bianco sulla base pavimentale del Tempio.

Nella cultura ellenica, che esprime e rivela il suo massimo splendore nel Platonismo,

l’Armonia tra pensiero ed azione viene indicata nei sette sapienti e nelle sette meraviglie del Mondo;

i sette sapienti sono:

1. CLEUBULO, con in mano la bilancia, che significa "sii giusto";

2. PITTACO, che ha in mano un ramo d’ulivo, che significa "taci e se parli fallo per portare la pace e non l’odio";

3. SOLONE, con in mano un teschio, che significa "pensa alla tua fine - dove andiamo";

4. PARIANDRO, in posa calma e rassegnata, significa "frena l’ira";

5. TALETE, colui che non sa, significa "sapienza infinita";

6. CHILONE, con in mano uno specchio, che significa "conosci e controlla te stesso";

7. BIANTE, che solleva una gabbia contenente un uccello, che significa "la libertà produce";

le sette meraviglie del mondo sono:

1. IL COLOSSO DI RODI - la forza;

2. I GIARDINI PENSILI DI BABILONIA - scienza e attenzione;

3. IL MAUSOLEO DI ALICARNASSO - agire per la grande sepoltura;

4. IL TEMPIO DI DIANA IN EFESO - provvidenza e raccoglimento;

5. IL FARO DI ALESSANDRIA - luce e guida;

6. IL GIOVE OLIMPICO di Fidia - Dio;

7. LE PIRAMIDI D’EGITTO - rivelazione e sapienza.

Nella Kabbala, l’uomo viene rappresentato in una triplice essenza ma la rappresentazione della sua evoluzione è settemplice; cioè con le capacità:

1. vegetativa (nascita e sviluppo del corpo);

2. nutritiva (mantenimento);

3. sensitiva (contatti sensoriali con i fenomeni del mondo esterno al suo corpo);

4. intellettiva (elaborazione e sintesi);

5. sociale (rapporti con i suoi simili);

6. naturale (rapporti con il suo contesto);

7. divina (ricerca dell’Armonia con la realtà di Dio).

In molte religioni il numero sette assume una forte carica simbolica:

nella Bibbia, oltre che nella citata Creazione, nel libro dell’Apocalisse si fa menzione dei sette grandi Arcangeli e che sette furono le Chiese del tempo (Efeso, Smirne, Sarsi, Tiati, Pergamo, Filadelfia e Maodicea), così come, nello stesso capitolo si parla delle 7 trombe, delle 7 coppe piene dell’ira Divina, delle 7 piaghe;

nella Baghavad Gita, libro sacro dell’Induismo, sette furono gli illuminati Veda dell’India;

nella tradizione ebraica, il Candelabro a sette luci, la Menorah, che ritroviamo nel Tempio, fu fatto costruire da Mosè su ordine di Geova e le sette luci ardevano, come sette fiori sboccianti, per rappresentare simbolicamente la fede eternamente accesa;

nella tradizione Islamica, dove il sette è più volte ripetuto nel Corano, il Mondo è retto da sette colonne poggianti sulle spalle di un gigante, sostenuto da un’aquila, posata su una balena che nuota nel Mare Eterno.

Questa universalità di presenza nelle varie religioni, evidentemente, confortano la tesi di un numero fortemente presente nella natura umana e nelle espressioni più evidenti delle pur diverse ricerche spirituali verso le diverse Divinità, in tutti i tempi e in tutte le latitudini e longitudini.

E l’Armonia (parola di sette lettere) esoterica raggiunta a mezzanotte, alla chiusura dei lavori del tempio, viene suggellata dall’Oratore (unico dignitario identificato con sette lettere) con le sette esoteriche parole:

1. Tutto

2. è

3. giusto

4. e

5. perfetto

6. Maestro

7. Venerabile.

L’Armonia cosmica e umana, appunto, quella che sta potenzialmente dentro e fuori di noi, è alla fine l’obiettivo di questa ricerca; una ricerca che, evidentemente, non si conclude con delle risposte ma con delle nuove ed affascinanti domande.

Cari Amici e Fr.'.:'"La forza, la sapienza e la bellezza, che emanano i simboli ed i segni del Tempio, potranno penetrarci al punto da fondere, in un tutt’uno, la ricerca dell’Armonia cosmica con la ricerca dell’Armonia della Loggia e con la ricerca dell’Armonia umana individuale";

Cari Amici e Fr.'.:"Sapremo trovare in ciascuno di noi le virtù (Amore, tolleranza, benevolenza, capacità d’ascolto delle ragioni dell’altro) per farne utili pietre levigate per la costruzione di questo Tempio Armonico Uno e Trino (Universale-Cosmico, di Loggia, personale)".

 Cari Amici e Fr.'. splendano sui Vostri orizzonti i SETTE colori dell’Iride e, nella volta celeste, le SETTE stelle dell’Orsa Maggiore.


Anabasi.'.
Tratto da Esoteria




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